Spreco alimentare cosa si intende?
Per spreco alimentare si intende “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.
Secondo la FAO, oltre un terzo del cibo prodotto al mondo va perso. Gli alimenti sono persi o sprecati lungo l’intera catena di approvvigionamento alimentare. Nell’azienda agricola, durante la trasformazione e la lavorazione, nei negozi, nei ristoranti e in ambito domestico. Oltre ai relativi impatti economici e ambientali, i rifiuti alimentari presentano anche un importante aspetto sociale: si dovrebbe agevolare la donazione delle eccedenze, affinché chi ne ha maggiormente bisogno possa ricevere alimenti sicuri e idonei al consumo.
Nel settembre 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, compreso un obiettivo che prevede di dimezzare gli sprechi alimentari pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumatore e di ridurre le perdite alimentari lungo le catene di approvvigionamento e di produzione.
Il Pane invenduto che fine fa?
Anche per il pane prodotto si parla di spreco alimentare. Secondo uno studio dall’Associazione Internazionale del Panificio Industriale, il consumatore medio italiano consuma 52 chilogrammi di pane all’anno. Perciò, con il pane scartato ogni giorno si potrebbe alimentare 25 mila persone per un anno.
Uno spreco assurdo, anche perché non esiste cibo più facile da conservare o da riutilizzare come il pane.
Il ruolo delle panetterie nello spreco alimentare
Ogni giorno, vengono prodotte quantità considerevoli di pane, brioche e dolci, ma purtroppo una parte significativa di questi prodotti finisce spesso nella spazzatura. Questo spreco ha importanti implicazioni economiche, ambientali e sociali.
Evitare lo spreco del pane, salvarlo dalla pattumiera e darne un secondo utilizzo è ormai oggetto di discussione sia per i titolari di panifici che per le aziende del settore della panaria italiana.
Le misure che i panificatori possono adottare è quello sicuramente di prevedere meglio le quantità di pane e di prodotti da forno da produrre. Accertarsi che il primo prodotto ad uscire sia quello più vecchio, evitando così il rischio di invenduti dovuti alla data di scadenza.
Un’analisi sul monitoraggio delle rimanenze. Offrire ai clienti la possibilità di ordinare in anticipo, così da prevedere con maggiore precisione la domanda. Possono essere delle strategie utile per contenere il quantitativo del pane invenduto a fine giornata.
Esistono anche altri mezzi per ridurre i costi della panetteria: l’adesione ad applicazioni che offrono ai clienti i prodotti invenduti del giorno, ottimizzando così la gestione delle scorte, riducendo lo spreco alimentare e migliorando l’efficienza della panetteria.
Un’altra strategia vincente per ridurre lo spreco è trasformare il pane raffermo in una risorsa preziosa. Creare delle nuove farine oppure utilizzare il pane in tante nuove e gustose ricette che hanno come alimento principale il pane raffermo.
In conclusione, la riduzione degli sprechi in panetteria non è solo un obbligo ambientale, ma anche un’opportunità per migliorare l’efficienza e la sostenibilità dell’attività. Adottare pratiche di gestione efficaci, pianificare attentamente la produzione, gestire le scorte in modo responsabile e collaborare con enti benefici contribuisce significativamente alla riduzione degli sprechi in panetteria. Oltre a queste azioni, l’innovazione svolge un ruolo fondamentale. La ricerca di nuove ricette che utilizzano, ad esempio, il pane avanzato può stimolare la creatività e ridurre gli sprechi.



