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SIGEP 2023: IL DOLCE ITALIANO A “VOCAZIONE” INTERNAZIONALE.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha inaugurato alla Fiera di Rimini l’edizione numero 44 del Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè di Italian Exhibition Group (Ieg).

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha inaugurato alla fiera di Rimini Sigep, il 44° Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè di Italian Exhibition Group (Ieg). L’appuntamento si tiene fino a mercoledì 25 in contemporanea con AB Tech Expo, il Salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la panificazione. L’edizione Sigep di quest’anno è a forte vocazione internazionale. In fiera sono presenti più di 1.000 brand espositori provenienti da 34 Paesi che occuperanno tutti i 28 padiglioni, per oltre 130.000 mq di superficie espositiva. ”Sigep è tornato nella sua collocazione temporale ideale – ha ricordato il presidente di Ieg, Lorenzo Cagnoni, alla cerimonia di inaugurazione – dopo due anni molto difficili per i consumi fuori casa. Eppure, a scorrere i dati con lo spirito dell’ottimismo che per noi è un obbligo professionale, oggi possiamo dire che il dolce italiano si è ripreso bene ed è addirittura in crescita. Questa ritrovata fiducia nel mercato coincide, a nostro parere, con il piacere riconquistato di consumare fuori casa, in stile italiano”. ”Sigep rappresenta un pezzo importante della storia della nostra città e dell’industria dell’ospitalità riminese”, ha detto il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad. “Questa manifestazione è fondamentale per il nostro indotto economico ed è un punto di riferimento assoluto. La nostra regione è conosciuta anche come la ‘Food Valley’ d’Italia e cibo è sinonimo di identità e cultura. Non è un caso che SIGEP si svolga proprio a Rimini”, ha evidenziato Emma Petitti, presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Sangalli: “Fondamentali per l’economia le filiere rappresentate a Sigep”

Nel suo intervento, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato l’importanza delle filiere rappresentate a SIGEP: “i pubblici esercizi e il mondo della pasticceria e della panificazione valgono qualcosa come oltre 80 miliardi di euro di consumi, occupano oltre un milione di addetti e contano 300.000 imprese. Imprese che sono custodi e interpreti dei prodotti protagonisti di questa fiera: il gelato, il cioccolato, la panificazione, la pasticceria e il caffè, che traducono poi il prodotto in un servizio che è letteralmente motore del turismo italiano. ”Le fiere sono a tutti gli effetti delle infrastrutture – ha poi spiegato Sangalli – a cavallo tra materiali e immateriali. Materiali perché in un’epoca in cui il business diventa per tanti aspetti sempre più virtuale, le fiere rimangono le porte fisiche dell’internazionalizzazione. Ma anche infrastrutture immateriali: oggigiorno non presentano infatti solo merci e prodotti, ma espongono anche un altro bene prezioso: la conoscenza alla base del prodotto e delle lavorazioni. SIGEP permette a ciascuno di entrare in questo mondo con un’esperienza a 360 gradi’.

Convegno Assipan sul futuro della panificazione 

Nell’ambito della quarantaquattresima edizione del Sigep, Assipan ha organizzato il convegno “Evoluzione del modello di Business delle imprese della panificazione” in cui è stato presentato l’Osservatorio 2022 sulle imprese della panificazione a cura di Format Research

Il settore della panificazione annovera 30.578 imprese, che assicurano lavoro a oltre 123 mila occupati.  Negli ultimi dieci anni la demografia delle imprese del settore evidenzia come siano andate man mano aumentando le imprese più strutturate mentre sono andate calando quelle in qualche modo più fragili.  L’intero settore della panificazione produce ricavi per 8 miliardi l’anno. Quasi la metà è prodotta dalle imprese con oltre 10 addetti, nonostante esse siano solo il 10% delle imprese totali. Le imprese con meno di 10 addetti sono il 90% e presentano un fatturato pari al 53% Ricavi totali. Nel corso del 2022 il settore ha subito l’impatto durissimo della nuova crisi, che ha seguito il biennio della pandemia. L’aumento abnorme del corso delle materie prime ed in particolare delle materie prime energetiche ha fatto saltare i conti delle impese con una riduzione significativa della capacità degli operatori nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario. A causa dell’incremento spropositato dei costi delle materie prime energetiche quasi il 90% delle imprese sarà costretta ad operare in condizioni di difficoltà nel corso dei primi sei mesi del 2023 ed il 5,3% delle imprese, in prevalenza quelle di dimensione più piccola, dichiara che sarà costretta a chiudere la propria attività economica.  Con riferimento ai “modelli di business” emerge come le imprese del settore siano molto spesso ancorate alle modalità tradizionali di fare impresa, quelle che hanno a che fare soprattutto con la “produzione”. Il 50,6% delle imprese tuttavia ritiene che i processi di marketing siano quelli sui quali dovrebbero, ovvero «dovranno» in qualche modo intervenire per fare innovazione. Il canale di vendita più diffuso è la vendita diretta presso la sede dell’impresa, seguita dalla vendita con trasporto diretto ai venditori. Altre metodologie sono ancora poco diffuse, anche se si segnala un interessante 3,2% che opera già sul web per la vendita per mezzo del canale dell’E-COMMERCE.

Mediamente la maggior parte degli addetti delle imprese della panificazione ha un’età vicino ai 50 anni (il 43,2% delle imprese non ha dipendenti sotto i 35 anni). Pensando ai prossimi sei mesi il 19,6% delle imprese faranno partecipare il proprio personale a corsi di formazione anche non obbligatori ed il 32,1% faranno partecipare i propri dipendenti a corsi di formazione obbligatori.

Pensando allo scenario economico del settore della panificazione, oltre il 60% delle imprese teme la concorrenza dei grandi operatori industriali che operano nel settore; il 40% circa delle imprese crede al contrario nel ruolo scarsamente sostituibile delle PMI.

Fipe: “Ripensare i modelli di business dei bar”

Nell’ambito di Sigep 2023, fipe ha organizzato la tavola rotonda “Le sfide del bar del futuro: qualità, professionalità e innovazione” con gli interventi di Matteo Musacci, Vicepresidente Fipe-Confcommercio e titolare dell’Apelle Cocktail Bar, Marco Ranocchia, Fondatore di PlanetOne, Igor Nuzzi, Regional Director Italia&Svizzera Lavazza, Francesco Santoro, Head of eCommerce Partnerships di Nexi, Paolo Staccoli titolare dello Staccoli Caffè di Rimini e Matteo Figura, Director Foodservice Italy, The NPD Group Inc. Dal 2012 ad oggi il numero delle imprese che svolgono attività di bar è diminuito di circa 15 mila unità e ogni anno almeno 10 mila sono le imprese che cessano l’attività. Il risultato è che il tasso di sopravvivenza a cinque anni dei bar non raggiunge il 50%, ossia su 100 imprese che avviano l’attività ne sopravvivono meno di 50 a distanza di cinque anni. Il risultato è che il tasso di sopravvivenza a cinque anni dei bar non raggiunge il 50%, ossia su 100 imprese che avviano l’attività ne sopravvivono meno di 50 a distanza di cinque anni. Un settore nel quale lavorano, tra dipendenti e indipendenti, oltre 300 mila persone con una forte diffusione territoriale (2 imprese ogni mille abitanti, 9 comuni su 10 hanno almeno un bar) e con apertura 7/7 per una media di 14 ore giornaliere. E dove è in aumento la presenza di imprenditori stranieri con una particolare vivacità della comunità cinese. Sono oltre 12 mila, il 12,2% del totale, i bar gestiti da stranieri con punte che in alcune regioni come la Lombardia sfiorano il 20% o addirittura lo superano come in Veneto e in Emilia Romagna.“Stanno in questi numeri – dichiara Matteo Musacci, vice presidente di Fipe Confcommercio – le difficoltà che attraversa il format bar, stretto nella morsa di una competizione sempre più sfrenata e di un modello di gestione che riesce a conciliare costi e ricavi solo attraverso enormi sacrifici personali di chi ci lavora, soprattutto se si tratta del titolare e dei suoi familiari“. “Tenere in piedi un’azienda che deve pagare stipendi, canoni di locazione esagerati e attualmente bollette fuori controllo, con caffè e cappuccini al prezzo di poco più di un euro – prosegue Musacci – sta diventando sempre più difficile. Se a questo aggiungiamo che anche muovere i listini per adeguarli all’inflazione è complicato, il rischio che i conti non tornino è evidente. Occorre ripensare il modello di business partendo dal presupposto che tenere aperto 7 giorni su 7 per oltre 14 ore al giorno non sempre è economicamente sostenibile. Ed aggiungo che non lo è anche guardando alla sfera personale di chi, come capita a molti di noi piccoli imprenditori, è costretto a garantire una presenza continua sacrificando vita personale e affetti”.

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